Il primo pensiero è per i ragazzi che saltano sui tetti e che oggi hanno imparato a saltare e viaggiare tra i sogni ed i bisogni ed a renderli realtà concrete. A loro, credo, e alle loro famiglie, debba andare il nostro abbraccio totale!

Chi sono i ragazzi che saltano sui tetti? Sono coloro che mi hanno fatto conoscere la macabra realtà dei bambini legati ai letti e drogati.

Da tempo, mi occupo di allontanamenti di bambini letteralmente strappati alle proprie famiglie o di bambini con diagnosi che richiamano a strane pandemie o forme “virali” di DSA, dislessia e simili. Un giorno, parlando con uno di loro, mi raccontò: “Io non volevo stare là, volevo tornare a casa dai miei genitori e dai miei fratelli che stavano a casa. Poi un giorno una compagna della casa famiglia fumò la marijuana con un educatore. La cosa si seppe. Vennero i carabinieri. Io ebbi paura e scappai sul tetto per non farmi trovare. Ero con altri. Noi saltavamo sui tetti bassi delle casette, avevamo paura. Ma mi videro. I carabinieri chiamarono il dottore, il dottore chiamò l’ambulanza e mi portarono in ospedale. Lì stetti una settimana. Ho capito dopo, perché me l’hanno detto gli altri ricoverati, che era un TSO. Io, di quei giorni, non mi ricordo niente. Chissà che mi hanno fatto! Stavo chiuso e c’erano le sbarre. Anche a mia madre hanno fatto il TSO perché non voleva che mi portassero via in ambulanza con la forza.

Era la prima volta che un bambino mi parlava del suo TSO. E quando una volta, esponendo la situazione ad un operatore mi rispose “magari se li portassero via  davvero” allora capii che il problema aveva una dimensione gigantesca. Lì ho capito che il TSO non era più solo quello strumento di controllo sociale della “classe proletaria”, dei disperati, dei contrari al poterema era – ed è diventato – il principale sistema di ricatto, di terrore e punizione per le famiglie che non vogliono subire abusi.

Dopo di lui ci fu il ragazzo, oggi compositore e batterista che, finito in TSO, decise che era meglio non protestare perché ai suoi compagni di TSO veniva messo da tre “grossi tipi” un cuscino sulla faccia per potergli eseguire la puntura serale, senza che si sentissero le sue grida.

Pasolini diceva “Io testimonio ciò che conosco” e quindi testimoniava  – e viveva –  il degrado.

Io testimonio chi incontro tutti i giorni: mamme e bambini abusati, psichiatrizzati e drogati e non posso e non voglio che testimoniare questo!

Qualche tempo fa mi sono occupata di una bambina che si è presentata con molte diagnosi e a cui veniva prescritto il ritalin perché “soggetto ADHD”. Che centra questo con il TSO? Vi spiego: era una bambina sanissima; ho ricercato in tutti i modi un suo deficit, ho lavorato sui suoi quaderni ed album, tornando indietro di 5 anni, l’ho guardata anche col punto di vista di colleghi che hanno un “altro punto di vista” e, per quanti sforzi facessi, non ho riscontrato né adhd, né altro, neanche un po’ di dislessia. Le ho fatto, per prova, anche i test standard sulla dislessia per cercare di trovare qualcosa che mi dimostrasse almeno la buona fede di chi l’aveva visitata prima di me: niente! Comunicarlo ai genitori fu una grande sofferenza perché quella mamma, per opporsi con tutti i mezzi ai sistemi sanitari estremi (ritalin obbligatorio alla figlia) aveva ricevuto a suo tempo, in tutta risposta, lei per prima, un TSO! E soprattutto la sospensione della potestà genitoriale!

Aveva invece ragione la figlia ed aveva ragione la mamma. Dissi a quella mamma che poteva usare anche in tribunale tutta la documentazione prodotta e che sarei andata a deporre. Tempo fa, il Tribunale  ha deciso: la bambina è riabilitata e i genitori sono idonei!

Perché è proprio questo il punto.  Se uno o entrambi i genitori non sono d’accordo sulla necessità del TSO al proprio figlio minore mentre i sanitari ritengono indispensabile il ricovero o la terapia psichiatrica, viene interessato il Tribunale per i Minori che, non solo può disporre il ricovero ma può stabilire l’allontanamento del bambino dai genitori , ritenuti incapaci di cogliere la malattia del proprio figlio  e pertanto INIDONEI. E questo è il caso del ragazzo di Roma che, a fronte del disaccordo dei genitori se ricoverare o meno il figlio che fumava gli spinelli, il tribunale ha stabilito che fosse affidato al reparto di neuropsichiatria infantile. Di giorno andava al liceo e di pomeriggio doveva ritornare al reparto. Ora non fuma più gli spinelli. Prende  terapia obbligatoria e vive in una casa ad alto contenimento. Probabilmente a 18 anni sarà trasferito in una struttura dalla quale non uscirà più, come una bambina ricoverata più e più volte perché litigava con la mamma. Inserita in una struttura  ne è uscita per andare in pronto soccorso con le piaghe anche ai piedi. Da due anni è ricoverata in una comunità e nessuno l’ha più né vista né sentita. I nonni non possono incontrarla perché a loro viene riferito che “la ragazza non vuole”. I genitori ricevono la stessa risposta. Anche a telefono la ragazza non va perché “non vuole sentirli” I nonni hanno chiesto di poterla vedere almeno da lontano, vedere se è cresciuta ma gli viene risposto che non è possibile perché così verrebbe tradito il patto di fiducia (!?) con la ragazza e la sua riservatezza. Non possono vederla neanche da lontano. Nessuno può vederla.

Non so quanti di voi siano mai entrati in un padiglione dei TSO ma è un’esperienza che bisogna fare per capire quanto può essere grande la capacità di violenza su un essere umano. La libertà è sacra, per noi ma, se lavoriamo per la nostra libertà, dobbiamo anche liberare gli altri. BISOGNA slegare le corde. La libertà deve essere una vocazione! E quando ne liberi uno, hai creato le condizioni perché altri siano liberati e perché nessuno sia più catturato e braccato. Affinché i bambini possano viaggiare e saltare tra i giochi ed i sogni e non sui tetti.

Vedete, il Diritto alla fiducia forse è oggi ciò di cui abbiamo bisogno come il Diritto fondamentale. Ciò che sperimentiamo per la prima volta venendo al mondo. E’ la fiducia che ci fa muovere i primi passi. Se di fronte a noi non avessimo due braccia di cui ci fidiamo, non inizieremmo neanche a sgambettare.

Riusciamo ad avere l’idea dell’esperienza che fanno i ragazzi in modo totalmente devastante quando si accorgono che vi sono anche braccia brutali e che queste fanno parte della terapia “di Stato”?

Ho visto usare il TSO per le ragioni più disparate: qualche anno fa feci quella scoperta, attraverso una ricerca presso l’ISTAT (Istituto Italiano di Statistica), poi molto diffusa, che in Italia ogni anno 70 bambini subiscono un trattamento sanitario obbligatorio e che oltre 6000 bambini ogni anno vengono ricoverati in reparti di neuropsichiatria per adulti.

Era il quadriennio 2008 – 2012 ed ora quel dato non è più corretto. Nel 2013/2014 (sempre fonte ISTAT) abbiamo già 101 bambini ricoverati in TSO per “disturbi dell’età preadulta” , ma… l’età preadulta è l’adolescenza! L’adolescenza è una buona ragione diagnostica per fare un TSO? Ma ancora: se 101 sono i bambini, 877 sono complessivamente i ragazzi fino a 24 anni, poco più che bambini, che subiscono un TSO! Significa che se il peggiore criminale può essere difeso e chiamare un avvocato quando viene arrestato, di contro, chi viene catturato in un TSO non ha un sistema di garanzie. Il potere è solo dello psichiatra.

Da qui: il potere psichiatrico è superiore al potere giuridico?

In una intervista a corriere.it il Pres. dell’Ass. Psichiatri Italiani affermava: “Nel nostro reparto su circa duemila ricoveri l’anno, mediamente i Tso sono 2-3. Un evento raro. Anche perché ormai ci sono farmaci, cosiddetti Depot, che si prendono una volta al mese. In questi casi il rifiuto della cura è meno frequente che nelle terapie giornaliere. «Sacche retrive a parte, chi tende ad usare il Tso soggiace a richieste di parenti – spiegano ma“rassicurano”, «manette e lacci sono cose che la psichiatria ha abbandonato (mentre ne fanno largo uso i reparti che assistono gli anziani). Anche perché il contenimento con la forza genera nel paziente la reazione scomposta». Per giunta a gennaio dovrebbero arrivare anche in Italia tecniche nuove che sedano in tutta sicurezza». Uno spray calmante, capace in tre minuti, di placare l’escandescenza”. 

Quindi, possiamo stare tranquilli, lacci e legacci (che poi sono corde dure applicate a polsi e caviglie), sono in decremento perché c’è il punturone mensile (vero shock chimico). E’ cultura del TSO!

Pensiamo che, nella terra della grande bellezza, della dolce vita e dell’amore latino tra gli oltre 10.000 TSO praticati ogni anno in Italia, (dati ISTAT) 101 TSO avvengono per “disturbi dell’età preadulta“ 2093 TSO per “problemi affettivi”

A questi dati dobbiamo aggiungere i ricoveri volontari chiesti dai genitori che non risultano come TSO ma che di fatto lo sono, i TSO volontari che “se non l’accetti te lo fanno obbligatorio e se proprio gli scappi, ti prescrivono il DEPOT (il terribile shock chimico sotto forma di puntura a cui devi sottoporti tutti i mesi,  a vita

«È un numero alto, ma temo che possano essere anche di più», chiarisce il presidente della Società italiana di psichiatria.

Pensate che tra il 2005 e il 2012 le famiglie con figli adolescenti in difficoltà che si sono rivolte al pronto soccorso sono aumentate del 40 per centouna media di 500 ricoveri in degenza ordinaria, 8000 ricoveri in regime di Day Hospital e 1000 prestazioni Ambulatoriali all’ anno.

Ma sono il 40% in più rispetto a dieci anni fa anche gli studenti disabili nelle scuole italiane, 788 ragazzi: il 2,7% in media del numero complessivo degli alunni, come dicono gli ultimi dati del Ministero dell’Istruzione.

Il mio quesito è: sono aumentati i ragazzi disabili, i bambini matti da legare, i pazzi d’amore o sono AUMENTATE LE TIPOLOGIE DI DIAGNOSI per cui sempre più popolazione rientra nella soglia della patologia?

Ed in questo clima di terrore due parole hanno incominciato a circolare perché le famiglie, se da una parte soccombono ai luoghi comuni ed ai bisogni indotti, dall’altra chiedono un rimedio. Ed una soluzione la chiede anche la società civile tutta. Ed ecco che circolano due paroline magiche, miracolose… ma terribili e foriere di gravi conseguenze:

Prevenzione e interventi precoci.

Quando la parola “precoce” è usata da chi non sa che il tempo è personale e soggettivo c’è di che preoccuparsi! Precoce? Ve lo ricordate il Prozac ai feti (sperimentazione a Napoli che ho denunciato pochi mesi fa)

E par la Prevenzione: la proposta dell’associazione dei ginecologi (e non solo) in favore del TSO domiciliare alle neo mamme per prevenire la depressione post partum? E a scuola: diagnosi precoce, screening precoce, terapia preventiva.

Se questo oggi è lo stato dell’arte, noi di precoce vogliamo solo arte, bellezza e creatività.

E’ vero, io testimonio il lavoro che faccio tutti i giorni, un letto di contenzione e sporco di pipì, di cibo scivolato via, di escrementi, di sangue, lacrime e sudore. E di morte. E questa è la realtà.

Ma mi piace testimoniare anche i risultati e le vittorie.

Da molto tempo faccio questo lavoro  con il team del Programma Vivere Senza Psicofarmaci che ho fondato tanti anni fa e mi occupo di riabilitare gli esseri finiti schiavi di psicofarmaci ed abusi diagnostici:  e tanti sono oggi gli esseri liberati. Altresi’ con il Programma Nazionale Mai più un bambino abbiamo cercato di accorciare i tempi del legislatore ed andare alla Fonte: i Sindaci e le Amministrazioni Comunali. Ad oggi 17 Amministrazioni Comunali hanno siglato l’adesione al Programma Nazionale che prevede, tra gli altri interventi, sospensione immediata della pratica del TSO sui bambini.

E’ bello testimoniare così anche le vittorie e vorrei essere, cerco di essere, con molta umiltà, insieme alle “menti migliori della mia generazione”, ai miei amici di tante battaglie ed a tutti quelli che giornalmente decidono di aiutare, la voce di tutti i ragazzi e le ragazze, i bambini e le bambine che non sono qui, a cui qualcuno ha detto “prendiamolo!”, i ragazzi – con le loro famiglie – che sui tetti della vita e dei sogni chiedono – in fondo – solo dignità, fiducia e libertà.

Vincenza Palmieri